Ossessioni parte quarta: nidficare
Credo di portarmi nel DNA i retaggi della sindrome da nidificazione cui sono afflitti i miei genitori, mia madre in particolare.
In fondo credo si tratti di una sindrome adorabile, per lo meno finchè si è sufficientemente giovani, con braccia e schiena forti, per sopportare traslochi e giri di valzer immobiliari.
Già da bambina erano chiari in me i sintomi di una indiscutibile discesa verso il baratro. Con periodicità semicostante, già da molto tempo prima che le fasi lunari incominciassero ad influenzare il mio sviluppo, mi arrovellavo sul come e dove mofificare il mio nido, la mia stanza.
C'era il mese dell'ossessione da poster, quello dell'essenzialità assoluta, quello dei dischi di vinile appesi ovunque, quello del post-moderno, classico, pop art, andy warrol, sfacciataggine, provocazione, puzzles, riverniciatura pareti, foto foto foto foto e via così.
Ho amiche che da quando hanno 4 anni e mezzo non hanno mai spostato neppure una Barbie nella loro stanzetta rosa tutta tulle e volant, io alle Barbie masticavo i piedi e le investivo con un furgoncino giocattolo. Forse però sono più normale io..
La mia camera è stata, nell'ordine: dove adesso c'è la camera di mia sorella, dove adesso c'è la camera dei miei, di nuovo dove adesso c'è la camera di mia sorella, dove adesso c'è lo studio di mia sorella. I mobili non sono cambiati, si sono ridotti o sono aumentati, ma sempre quelli sono.
Assieme alla mia stanza giravano, ovviamente, tutti gli altri locali della casa. Mio padre veniva caricato come un somaro di mobili sulla schiena, che portava da una stanza all'altra, perfino da un piano all'altro, a volte calandoli dal terrazzo a braccia, tutti imbracati i vecchie cinghie delle tapparelle. I vicini hanno pensato che fossimo dei ricettatori psicopatici. Resta il fatto che, a lavori ultimati capitò più volte di chiederci "avanza un locale, adesso dove la mettiamo a dormire la bambina?" Tadà!
Una delle tante differenze tra me e mia sorella (altezza e misure a parte), è che lei cambia i mobili o colore dei mobili come cambia le scarpe.
Mi ricordo una scena bizzarra. Avete presente quei letti dell'IKEA rialzati? Quelli con sotto la scrivania che per andare a letto devi salite la scaletta? Quelli che se ti tiri su all'improvviso di notte pesti una cragnata sul soffitto da restarci secco? Ecco. Diciamo che come praticità non sono il massimo, infatti mia mamma per cambiare le lenzuola si faceva calare dal soffitto come Tom Cruise in Mission Impossible, però per un bambino sono un sogno ad occhi aperti. Ebbene, mia sorella ha avuto quel letto, lo adorava, non scendeva mai da lì ma poi si è stufata, magicamente, in un opplà, e una mattina, sento mio padre imprecare e mia mamma che ride come una matta, seguo i rumori e arrivo dritta dritta in camera di mia sorella: mio padre stava segando le gambe del letto rialzato per renderlo alto come un letto normale.
Questa è la mia famiglia, never boring!
Un momento magico, il più magico credo, è stato il festival del raschia via la moquette, che si è tenuto al secondo piano di casa mia nel 2000, è durato, pensate bene, 5 mesi.
Succede che una mattina la madre si sveglia e dice al padre: "La moquette non la voglio più, tiriamola via e mettiamo il pavimento in pietra"
Padre: "Ma l'intero piano secondo è ricoperto di moquette... e se facessimo un locale alla volta?"
Madre: "No, tutto insieme, così è più bello"
P: "Fai da te o impresa di professionisti che in 2 giorni finiscono, puliscono e vanno?"
M: "Me lo chiedi?"
P+M: "Fai da te!!!"
E fu così che passammo i successivi 5 mesi a strappar via moquette e grattar via la colla, spostando i mobili sulle parti già grattate per poter grattare sotto i mobili stessi. Mentre grattavo mia sorella mi interrogava in diritto privato, mentre lei grattava le facevo ripetere le lezioni di scuola (abbiamo qualche anno di differenza...).
Ci son venuti dei pettorali pazzeschi, spalle alla Rosolino e palle alla Benicio del Toro!
Comunque this is it, beccatevi sto siparietto di vita vissuta che io torno a lavorare.






