quidi è così che ci si sente?

Chiedo scusa alla vita ma non mi sento pronta

Puntata precedente qui
Mr. G era un uomo di parola.
Rispettò la punizione di sei mesi. Si comportò in maniera ineccepibile, continuando ad allenarsi. Decise addirittura di variare il target fisico delle sue cavie. L’idea gli venne una sera in piscina.
Nella sua stessa corsia nuotava una ragazza, era al limite dell’obesità.
Mr. G non aveva mai considerato le donne grasse. La sua intolleranza verso chi non mostrava interesse per la propria estetica era estrema.
La guardò nuotare davanti a lui: l’effetto dell’acqua e delle lenti degli occhialini, ne dilatavano ancor più le forme già generose.
Le gambe si muovevano a rana e ad ogni spinta le cosce tremolavano flaccide.
“Potrei farmi perfino lei per le mie ragazze” pensò.
Lo stile di Mr. G era perfetto, scivolava agile e veloce da una parte all’altra della vasca, i muscoli abbronzati e bagnati erano contratti e pronti a sottolinera la sua potenza fisica, stava crescendo di massa, aveva cominciato anche a fare jogging la mattina presto e i risultati erano già evidenti sul suo corpo allenato.
La ragazza si fermò per prendere fiato.
“Stanca?”
“Un pochino”
“Io per oggi ne ho abbastanza. Ti ho vista nuotare, hai una bella tecnica a stile libero, ma la rana è ancora imprecisa. Ti offendi se ti do un piccolo consiglio? Credo che tu possieda grandi potenzialità”
“Davvero?”
“Davvero. Vieni, usciamo di qui o daremo fastidio agli altri. Cosa ne dici di vederci al bar dopo la doccia? Ti svelerò un piccolo segreto sulla spinta”
“Ma lei è un istruttore?”
“Quando ero giovane. Oggi ho solo qualche consiglio per chi sembra meritarli, allora a dopo?”
“A dopo”
Non sentiva neppure più la ripugnanza che aveva provato nel vederla nuotare davanti a lui.
Non poteva fallire, era una prova troppo importante da superare perché ormai mancava così poco allo scadere dei sei mesi, lo stavano aspettando, le sue ragazze.. e finalmente avrebbe loro dimostrato quanto aveva fatto per compiacerle, quanto in basso si era spinto, solo per loro.
Si vestì rapido, voleva arrivare per primo al bar.
Lei lo raggiunse poco dopo, sgraziata ed ansimante, ed era un ottimo segno.
“Eccomi, mi scusi se l’ho fatta aspettare”
“Non ti preoccupare, mi sono permesso di ordinare da bere anche per te. Va bene un Gatorade al limone?”
“Benissimo grazie, ma non doveva”
“Certo che dovevo, sei una signora e io ho il dovere di non farti mancare nulla”
“Lei è molto gentile, non ci sono molti uomini come lei”
“Qualcuno l’ha per caso trattata male?”
“In verità nessun uomo mi ha mai… beh… considerata molto.. per lo più a causa del mio aspetto, insomma..è da quando sono piccola che mi prendono in giro perché sono grassa”
“Chi si ferma all’aspetto fisico è uno sciocco. E comunque tu non sei affatto brutta, a dire il vero io ti trovo molto attraente, non mi sono mai interessate le ragazze troppo perfette, di solito rivelano una certa frigidità”
“Oh, grazie.. ”
“Vorrei portarti al mare, partiamo adesso, tanto i costumi li abbiamo, faremo il bagno a mezzanotte, ti insegnerò la spinta a rana e ti riporterò a casa entro mattina, domani è domenica e puoi riposare”
“Ma io non la conosco”
“Chi è che si conosce già dal principio? La vita è fatta di incontri ed è ciò che ti sto offrendo: un’opportunità. Vieni con la tua macchina se preferisci, così se ti non ti piacerò abbastanza da voler aspettare l’alba con me, potrai sempre tornare prima. Ci vuole solo mezz’ora da qui alla spiaggia.
Io vado avanti, prendo la cena al take away qui all’angolo e ti aspetto alla baia del faro.
Ti hanno mai proposto di fare una pazzia? Ti aspetto..”
Un ora dopo Mr. G. metteva in pratica la sua sublime, eccelsa, inconfondibile tecnica di spinta.
In riva al mare, al buio, ebbe la sensazione di congiungersi con la dea dell’abbondanza.
Non credeva sarebbe riuscito a darle tanto, la scopò quasi fino a mattina, senza alcuna tenerezza.
Era fiero dell’addestramento di quel giorno, tutto procedeva secondo i suoi migliori piani e il fatto di non doverla accompagnare a casa lo confortava infinitamente.
Quando finì si tuffò subito in mare, voleva togliersi di dosso ogni traccia di lei prima di salire in macchina. Poi si asciugò per bene, si vestì e tornò da lei che era ormai l’alba.
“Sono contenta di essere venuta”
“Sta facendo giorno, credo che sia meglio andare”
“Ti rivedrò?”
“In piscina, ovviamente, a presto”
Dalla settimana seguente Mr. G incominciò a frequentare una nuova piscina.
Lunedì, dopo gli allenamenti, tornò a casa rinvigorito.
Prima puntata qui
Mr. G non era mai stato scottato dall’amore.
Non si era mai sposato, a nessuna aveva permesso di dormire nel suo appartamento, con nessuna era stato a letto più di una volta. Come da manuale, non poteva rischiare che loro si affezionassero.
Una sola volta era stato sul punto di commettere l’errore.
Lei abitava nell’appartamento di fronte.
Doveva essere un’attrice o almeno così lui immaginava dato che la vedeva passava la maggior parte del suo tempo a parlare da sola, con dei fogli in mano, come se stesse studiando una parte.
Gli piaceva osservarla di nascosto. Era l’unica donna di cui sopportava i gesti quotidiani. Non provava alcun disgusto nel vederla girare in pigiama ancora spettinata dalla notte, cucinare, fare ginnastica, lavarsi i denti, stirare… Una volta l’aveva persino vista radersi le gambe.
N’era attratto come la falena dalla fiammella, ma sapeva che era male.
Un mattino di primavera la incontrò dal fioraio sotto casa, entrambi amavano tenere dei fiori freschi in mezzo al tavolo del salotto. Era l’occasione perfetta per un nuovo esercizio di stile.
“Permette signorina? Ha una piccola foglia tra i capelli”
“Oh, la ringrazio”
“Si figuri. I fiori che ha scelto sono magnifici, lei ha un gusto squisito, le dispiacerebbe consigliarmi?”
“Volentieri. È un regalo per qualcuno?”
“Sono per me, ogni lunedì mi regalo dei fiori freschi da mettere in mezzo al tavolo del salotto, mi danno piacere per un’intera settimana e poi sfioriscono.. e mi lasciano.. Settimana scorsa ho scelto le margherite”
“Sa, credo che lei abiti di fronte a me, mi pare di aver visto quelle margherite sul suo tavolo”
“E cosa le piacerebbe vedere questa settimana?”
“Tulipani.. se per lei va bene”
“I tulipani andranno benissimo ma ci vorrebbe il suo tocco per sistemarli nel vaso, le piace il sushi?”
“Mi sta per caso invitando a pranzo?”
“Assolutamente si”
Anche quell’arte l’aveva appresa con fatica nei molti anni di addestramento. Intuiva ormai con estrema facilità le debolezze delle donne e i loro desideri più segreti. Il suo piacere stava nel soddisfarle, il suo massimo godimento nell’aver fatto un passo in più verso la perfezione.
E già s’immaginava che cosa avrebbero detto di lui le sue ragazze, dove le avrebbe condotte, quali remote frontiere dell’estasi avrebbe fatto loro varcare.
Eppure, quella volta, stava per commettere l’errore.
Era talmente soddisfatto del suo lavoro con la ragazza dei tulipani che quasi pensava dipendesse da lei.
S’illudeva di poter completare l’addestramento più in fretta se avesse di nuovo lavorato con lei.
E le chiese di tornare ancora il lunedì dopo, il giorno dei fiori, per sistemarli.
Appena lei andò via G capì.
Aveva sbagliato, aveva stupidamente infranto una regola. Eppure ne era passato di tempo dal suo primo appuntamento, non era più un pivellino e certe leggerezze erano da considerasi intollerabili per un professionista come lui.
Doveva rimediare e poi doveva punirsi, per imparare, per il futuro.
Lasciò l’appartamento il giorno seguente, rimase in albergo finché non trovò una nuova casa di suo gusto e quando si fu sistemato scelse la punizione adatta.
Aveva osato cercare una scorciatoia, non era degno delle sue ragazze, l’appuntamento con loro era rimandato.
Sei mesi in più di addestramento, per dare loro l’assoluta perfezione che meritavano, sarebbero stati sei mesi duri, e lunghi, di esercizio e punizione.
“Anche oggi sarà una buona giornata” disse Mr. G. guardandosi dritto nello specchio.
E si piaceva.
Amava il proprio sguardo sicuro, frutto di anni di costante esercizio.
Nelle ultime settimane aveva preso il vezzo di fare un po’ di pratica al bar di fronte alla stazione.
La giovane cassiera era stata la sua prima cavia.
Regola numero uno: puntarle gli occhi dritti negli occhi e non abbassarli mai per primo, qualsiasi cosa accada.
Molte volte lei arrossiva imbarazzata, avvertendo a distanza l’intensità di quello sguardo che non l’abbandonava neppure per un attimo.
Non era insistenza, tantomeno sincero interesse, si trattava, in fondo, di un puro e semplice esercizio di stile.
Doveva solo rendersi perfetto per le sue ragazze.
Salutava la cassiera come fosse l’unica persona nel locale e l’ascoltava chiedergli “Cosa prende stamattina?” come fosse la cosa più interessante che avesse mai sentito in vita sua.
Poi, con garbata educazione e sfoderando il suo perfetto sorriso ammaliatore, rispondeva “Solo un caffè grazie”.
Quattro parole, non gli serviva altro per sedurre una donna. Quattro parole e cinque anni di studio. Certo, la natura era stata generosa con lui: portava benissimo i suoi quarantasette anni. Ma ciò non era sufficiente per loro, per le altre donne forse poteva andare bene, ma per le sue ragazze no, le sue ragazze meritavano la perfezione.
E’ chiaro che il mantenimento della sua estetica raffinata gli richiedeva un certo sacrificio.
Nuotava con costanza tre volte la settimana e una leggera abbronzatura artificiale dava luce ad un viso dai lineamenti decisi. I capelli folti e scuri, solo un po’ sfumati di grigio sulle tempie, mettevano in risalto l’intenso verde degli occhi.
Grazie all’uso costante di svariati prodotti di bellezza, aveva conservato negli anni una pelle magnifica e le poche rughe d’espressione che aveva risparmiato al collagene erano, a ben guardare, strategicamente posizionate per rendere il suo viso, se possibile, ancor più affascinante.
Ma il vero punto d’orgoglio, in mezzo a tanti piccoli dettagli, erano le sue mani: grandi, forti e curate, mani da uomo, unghie quadrate perfettamente lucide, per Mr. G. le mani erano una vera ossessione.
E tutto questo gran daffare, questi cinque anni passati a soppesare ogni gesto, le lunghe sedute abbronzanti, le ore spese dal parrucchiere, dall’estetista, i soldi investiti in abiti di classe, ogni cosa, ogni respire, tutto quanto solo per loro: le sue ragazze.
Non c’era più alcuna traccia di affettazione nelle sue parole, aveva fatto davvero un ottimo lavoro.
Dopo tanta teoria era ormai finalmente giunto il momento di fare un po' di pratica: la giovane cassiera poteva essere sua.
“Cosa prende stamattina?”
“Solo un caffè grazie”
“Bene, sono 90 centesimi allora”
“E’ un vero peccato..”
“Come scusi?”
“Mi scusi lei, pensavo ad alta voce. E’ solo che mi dispiacerà non vederla più la mattina, il suo sorriso raddrizza anche le giornate più storte”
“Oh.. grazie. Ma..va via?”
“Sì, domani mi trasferisco in un’altra città”
“E’ un vero peccato”
“Per l’appunto. Ma, sa cosa le dico? Adesso sono un po’ di fretta per via del trasloco, ma vorrei tanto invitarla a pranzo, se lei permette, per ringraziarla di tutte le buone giornate che mi ha regalato in questi mesi. Mi farà l’onore di accettare?”
C’era riuscito, era il suo primo vero successo, un lavoro pulito, veloce, ed efficace, e questo lo eccitava ancora di più.
Lei era completamente travolta, lui era così bello ed intenso che decise di lasciarlo fare, senza opporre alcuna resistenza, perché nessun uomo l’aveva mai toccata, in vita sua, con tanto desiderio e tanta attenzione. “Dio –pensò mentre lui la stringeva per i fianchi- sto per provare la scopata perfetta”
Lui si accorse che la stava facendo gridare. “Eccellente” pensò.
Quando ebbe finito con lei finse di aver ricevuto un atelefonata, per non doverla guardare mentre si rivestiva.
Regola numero due: evitare qualsiasi gesto di intimità superflua.
La vera passione era troppo preziosa per sprecarla con donnette come quella, il fuoco intenso dell'amore era riservato alle sue ragazze, le uniche che ne sarebbero state degne.
La congedò con educazione, tanto che lei nemmeno si accorse di essere stata, in sostanza, sbattuta non solo a letto ma anche fuori di casa.
Mr. G. fece una lunga doccia, si cambiò d’abito e, uscendo dal motel, portò i vestiti sporchi in lavanderia.
Non c’era nessun trasloco, solo non voleva che lei vedesse dove lui viveva.