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Lo spogliatoio dell’ospedale ha un persistente odore di disinfettante al limone, dopo tre anni di servizio la cosa ancora la sorprende.
Mentre sfila il camice e toglie gli zoccoli la porta alle sue spalle si spalanca all’improvviso facendola sussultare.
“Lara, hai dimenticato il blackberry”
“No Gerry, non l’ho dimenticato, l’ho lasciato di proposito in reception perché questa settimana non ho la reperibilità: vacanza, nel vero senso della parola, a partire da - uno sguardo all'orologio - adesso”
“Vuoi scherzare?”
“Non scherzo affatto, il primario mi ha lasciata libera ed è la prima volta in tre anni”
“Il fatto che tu non sia reperibile per l’ospedale non significa che tu non debba essere reperibile neppure per me, vero? Su dai, dammi un bacio”
“Non essere sciocco Gerry, vuoi farci scoprire?”
“Insomma Lara! Quanto ancora deve andare avanti questa storia? Sono già quattro mesi che usciamo insieme, davvero io non ti capisco, comincio a pensare che ti vergogni di noi… di me.”
“Lo sai bene che non mi vergogno, non mi accusare Gerry, tra di noi i patti erano chiari: quello che c’è tra di noi non si deve sapere, tanto meno qui in ospedale”
“Ma perché? Io non capisco”
“Gerry, ti ho spiegato mille volte il perché. Io sono un medico, tu sei un mio tirocinante. Non voglio che la mia carriera e la tua possano subire delle ripercussioni”
“Ma io ti amo”
“Tu non mi ascolti. Senti Gerry, io adesso devo proprio andare, ho un treno che mi aspetta e questa è la prima vacanza che faccio dopo mesi. Ne riparliamo al mio ritorno, va bene? Magari possiamo chiedere che tu venga trasferito ad un altro Tutor. Pensiamoci su”
“Dimmi almeno dove vai, se non ti porti neppure il telefono mi dici come faccio se ti voglio telefonare?”
“Non hai pensato che forse, per una settimana in vita mia, non voglio essere trovata? Adesso scusami Gerry, devo proprio andare. Non odiarmi ok?”
***
Fuori dall’ospedale è pieno di taxi, ma a quest’ora non conviene infilarsi in mezzo al traffico, a passi decisi si avvia verso la metropolitana, arriva fin quasi all’ingresso del sottopassaggio quando l’autista le grida “Signora, vuole un passaggio?”.
“No grazie, prenderò la metro”
“Ma oggi c’è sciopero, non lo sa?”
Non lo sapeva, strano, non ha sentito niente. Forse dovrebbe smetterla di ascoltare sempre l’i-pod e prestare maggiore attenzione agli annunci sonori.
L'uomo le sorride sereno e rilassato.
“La ringrazio, lei mi ha salvata – dice lei porgendogli la valigia – pensa di potermi portare alla stazione in quindici minuti?”
“Lei forse non lo sa, ma io sono il numero uno delle missioni impossibili, salga - dice lui aprendole cavallerescamente lo sportello – facciamo una strada alternativa, non si preoccupi, in un lampo lei sarà esattamente dove deve essere”
***
“Quindi è così che ti sei fatta fregare?” chiede Liv con il suo solito tono sarcastico.
“Devo ammettere che con te è stato molto più astuto, e con la storia dello sciopero ha rischiato parecchio. Insomma, se tu non gli avessi creduto avrebbe perso l’unica occasione che aveva per catturarti dato che ormai tu l’avevi visto in faccia” la incalza Kim
“Beh, fuori dall’ospedale ci sono decine di taxi, probabilmente rischiare era l’unico modo che aveva per prendermi”
Liv sorseggia il suo cocktail guardando il tramonto all’orizzonte: “Quindi tu ti chiami Fiona, bel nome ti hanno dato, i nostri due sembrano usciti da un negozio della Mattel”
“Sei simpatica Liv, un po’ furbetta forse ma simpatica. – poi all’improvviso Fiona si incupisce - Se solo avessi ascoltato Gerry…”
“Chi è Gerry?” le domandano in coro le atre due.
“E’ un mio studente. Voleva che gli dicessi dove andavo e che prendessi il blackberry, non gli ho dato retta”
“Quindi ti scopi i tuoi studenti prof?”
“Liv! Ma quanto sei cafona”
“Senti Kimmy non farmi la ramanzina proprio tu”
“No ragazze, vi prego – le interrompe Fiona – Liv ha ragione: mi scopo uno studente, ma non sono una professoressa, sono un medico, e Gerry è un mio tirocinante”
“Hai sentito Liv. E’ un medico. Un’altra scienziata.”
“Già. Comincio a pensare che non sia un caso”
“Cosa volete dire ragazze?” chiede Fiona confusa.
“Beh, io sono una biologa e Kim è una ricercatrice al dipartimento di fisica con la passione per gli scacchi, all’amico piacciono le donne un po’ secchione. E tu che medico sei?”
"Pediatra"
"Senti Kimmy, non perdiamo altro tempo, spieghiamole il nostro piano prima che lui ritorni"
"Voi avete un piano?"
"Le spiego io - dice Liv - ma non è prudente parlarne qui, vieni Fiona, io e te facciamo una passeggiata nel giardino mentre tu Kimmy resterai qui a presidiare la casa e quando lui arriverà... beh...sai cosa devi fare"
***
Quando lui ritorna è quasi scesa del tutto la sera. Lei è sola, la sua prediletta, la vede attraverso le vetrate in piedi a bordo piscina. Indossa un lungo vestito di lino bianco e la luce del tramonto le colora la schiena nuda di un rosso infuocato. E' scalza e gioca ad immergere in acqua la punta delle dita.
Lui si avvicina piano e quando è a un passo da lei e allunga una mano a sfiorarle la pelle.
Ed è quel brivido sincero che lo convince di averla ormai in pugno. Con entrambe le mani le stringe forte le spalle, mentre lei arrendevole piega in dietro la testa. Lui le afferra la gola completamente esposta, stringendo solo un poco, quel tanto che basta per sentire la vita che le pulsa dentro. Poi le bacia il collo, ed è un bacio lungo, e caldo. Ed è in quell'istante che lei si volta, e lo guarda con rabbia. Ad un primo sguardo sembrano gli stessi occhi che aveva quando lui l'ha rapita, ma in profondità si intravede passione. Ed è con rabbia che lei lo bacia sulle labbra, furente, come ad ammettere la propria sconfitta.
Dopo quel bacio lui sorride soddisfatto, mentre lei conserva ancora sul viso un espressione altezzosa.
E' una regina ormai vinta che costretta a prostrarsi non perde la propria superbia, mentre orgoglio e passione si combattono in lei.

Dal fondo del giardino Liv e Fiona assistono all'intera scena. Perfetta. E' stata perfetta. Talmente perfetta da sembrare quasi vera.