Mondo
...Cara dolce amata Italia, che sei lì lì sull'orlo del precipizio...proprio nel punto dove 8 anni fa mi hanno tolto una cisti....che coincidenza...
...Cara dolce amata Italia, che sei lì lì sull'orlo del precipizio...proprio nel punto dove 8 anni fa mi hanno tolto una cisti....che coincidenza...La notte scorre veloce sotto le ruote del suo scooter preso in prestito, l’aria di Roma è tiepida e gli accarezza le ciglia mentre percorre il lungo Tevere verso Villa Borghese. Superato il Ponte Regina Margherita procede verso piazza del Popolo e poi in Viale Gabriele d’Annunzio.
Un’immagine lo perseguita ossessivo, ogni qual volta si ritrovi a passare da quel Viale: lo stralcio di un libro letto mille volte e ancora.
Muove appena le labbra nascoste dal casco mentre recita a memoria il suo passo preferito:
“Ella saliva d'innanzi a lui, lentamente, mollemente, con una specie di misura. Il mantello foderato d'una pelliccia nivea come la piuma de' cigni, non più retto dal fermaglio, le si abbandonava intorno al busto lasciando scoperte le spalle. Le spalle emergevano pallide come l'avorio polito, divise da un solco morbido, con le scapule che nel perdersi dentro i merletti del busto avevano non so qual curva fuggevole, quale dolce declinazione di ali; e su dalle spalle svolgevasi agile e tondo il collo; e dalla nuca i capelli, come ravvolti in una spira, piegavano al sommo della testa e vi formavano un nodo, sotto il morso delle forcine gemmate. Quell'armoniosa ascensione della dama sconosciuta dava agli occhi d'Andrea un diletto così vivo ch'egli si fermò un istante, sul primo pianerottolo, ad ammirare. Lo strascico faceva su i gradini un fruscìo forte. Il servo camminava indietro, non su i passi della sua signora lungo la guida di tappeto rosso, ma da un lato, lungo la parete, con una irreprensibile compostezza. Il contrasto tra quella magnifica creatura e quel rigido automa era assai bizzarro. Andrea sorrise. Nell'anticamera, mentre il servo prendeva il mantello, la dama gittò uno sguardo rapidissimo al giovine ch'entrava. Questi udì annunziare: - Sua Eccellenza la duchessa di Scerni! Sùbito dopo: - Il signor conte Sperelli-Fieschi d'Ugenta! E gli piacque che il suo nome fosse pronunziato accanto al nome di quella donna.”
Quell’immagine sbiadita sembra avere oggi un peso differente, e lui ignaro vi sorride, avvicinandosi senza coscienza ad un segreto che ancora non gli è stato rivelato.
***
L’Eurostar fa il suo ingresso a Tiburtina, ed ogni volta questo momento le sembra lento e solenne.
Non è certo la prima volta che da Milano viaggia per lavoro verso Roma eppure, chissà perché, questa città le fa venire voglia di alzare il naso al cielo come fosse una turista capitata lì per caso.
Prende un taxi verso l’hotel che è già il tramonto e all’improvviso l’intera città si spalanca rossa di fronte ai suoi occhi. Il cuore sussulta: Roma è un vecchio amore che non vedeva da troppo tempo, e che ancora le fa girare la testa e le toglie il respiro.
Il telefono squilla “Tra un’ora passo a prenderti per la cena”, il tempo di una doccia, di disfare i bagagli. L’hotel è in realtà una bed & breakfast, proprio dietro a Piazza Navona, la camera è piccina e arredata con gusto. Si toglie i vestiti sporchi del viaggio e lascia che l’acqua bollente le scorra sulla pelle arrossandola a chiazze. Poi, ancora avvolta nel accappatoio troppo grande per lei, esce sul terrazzo a fumare una sigaretta.
Del sole non c’è ormai più nessuna traccia e già si sono accesi i primi lampioni.
Con i suoi jeans e il giubbotto di pelle viola passeggia per Piazza Navona, ci sono gli ambulanti cinesi che lanciano in aria ricci di silicone fosforescenti, ci sono tante persone e c’è profumo di pizza e di mandorle tostate al caramello. E lei è felice, e pensa di essere nella città più bella del Mondo. Poi c’è la bandiera del Brasile e subito sotto si salutano, ciao, hai fatto buon viaggio, sì, dai andiamo a cena, ma prima passiamo in un altro posto.
Lo scooter in prestito è parcheggiato proprio sotto l’albergo di lei, e mentre tornano a prenderlo passano attraverso alcuni ristoranti, e lei si sente addosso molti occhi, persone che pensano che lei è molto giovane, che forse lui non è altrettanto giovane ma di sicuro è un uomo fortunato.
Lei sorride dentro la pancia, perché gli altri non sanno.
Non sanno che lei è perdutamente innamorata di un altro.
Non sanno che, che sono solo due anime sole che si fanno compagnia in una tiepida notte romana.
Non sanno che a lei piace stare in silenzio ad ascoltare luna storia su ogni pietra romana.
Non sanno che a lui piace raccontare di Roma.
Non sanno che lei scriverà di quella sera come di una riconciliazione con la città che tante volte l'ha fatta piangere e poi ridere e poi andare via.
Non sanno che lei avrebbe voluto che lì ci fosse stato un altro, che quella sera l'aspettava a casa mentre lei capiva che non era quello il lavoro per lei.
Da un paio di settimane a questa parte mi sembra di stare seduta su di un cespuglio di rovi:
come mi muovo peggioro le cose ma anche a star ferma non risolvo poi granché.
