
Questa creatura è un caleidoscopio.
Da bambina passavo le ore a guardare dentro quel tubo magico.
Ne riemergevo solo quando il senso di nausea diventava intollerabile.
Un vortice di frammenti colorati in movimento: l’ipnosi.
Ciò che lei scrive mi fa lo stesso effetto.
Occhi fissi sulle sue righe, zigzago per strada e sono un gatto incantato.
Lo dicevo che ero soggetta ad ogni forma di dipendenza.
Lo dicevo che in me la parola inizio esclude di principio concetti quali abbandono, arresa, moderarsi o stancarsi.
Sono le 13.30 ed è ieri, anche oggi è ancora ieri, per qualche giorno sarà sempre ieri, almeno finché non avrò elaborato ogni dettaglio.
Sono stretta nel mio cappotto arancione, in compagnia di Zop e gli amici di BooksWebTV.
Il peso di un sacchetto pieno di libri mi taglia la pelle della mano e, come sempre, adoro questa sensazione perchè mi piace zavorrarmi del mio shopping.
Tra non molto la vedrò innalzarsi verso di noi, trasportata dai rulli della scala mobile, si lascerà un po’ sorreggere dall’abbraccio di un uomo e gli farà una carezza dolce prima di staccarsi, e io questo di lei ,prima di adesso, non l’avrei mai detto.
E’ vestita di nero dalla testa ai piedi, guanti senza dita rossi e mani gelide quando stringe appena la mia. La dea non pronuncia il proprio nome ma ascolta il mio e lo ripete. E mi guarda negli occhi.
Ha quel cappello strano e quel rossetto sangue.
Gli occhi continuano a cambiare, sono blu, sono grigi, sono verdi e poi neri.
Ogni sguardo ha il suo colore.
Si adagia delicatissima sulla poltrona di un set appositamente improvvisato nel reparto viaggi della Fnac e attende paziente l’inizio dell’intervita. E mentre la giornalista registra un’introduzione, lei si fa timida. Fa uno sguardo spaesato, come se all'improvviso desiderasse essere da tutt'altra parte.
Alla prima domanda però s'illumina, le piace raccontarsi e le sue parole sono così perfette in francese che perfino alla traduttrice dispiace parafrasarle.
Immagino sia stanca, la promozione di un libro, i viaggi, rispondere sempre alle stesse domande.
Se anche fosse non lo da a vedere
Sono qui, dietro la telecamera, a due metri da lei e l'ascolto parlare. Penso solo che sono felice, che sarei felice se potessi anche solo vivere un istante nella sua testa.
Io ho amato il film Essere John Malkovich ma quanto ancor di più amerei Essere Amélie Nothomb.
Al pubblico non è permesso restare qui, e salvo pochi curiosi ci sono solo gli addetti ai lavori, le ragazze della Voland ed io. Io che non c’entro nulla e proprio io che alla fine dell’intervista entro nel set e le porgo 4 copie del suo ultimo libro da firmare.
Sorride e mi chiede “Silvia sei tu?”
“Sì”
E mi basta così.
Mi basta così per capire tante cose. Per capire, soprattutto, quante ancora non ne ho capite.

Foto per gentile concessione di BooksWeb
Un ringraziamento a Zop, che ha pensato a me per questo bel regalo.
Un ringraziamento ad Amélie, per essere così.