Portami in giro, ancora

scritto da violadive il venerdì, 29 febbraio 2008,23:02
Se torno a casa e le lacrime mi scendono da sole, senza sforzo, davanti ad una cosa piccola e grande.

E' il mio modo per dire grazie.

Poi più niente, solo ruote che girano nei pensieri, perchè le ruote hanno segnato i momenti importanti del nostro essere un percorso itinerante.

Sognerò le vibrazioni delle ruote sulla strada lastricata.

Sognerò 9 piani a scendere e salire e un piano rialzato e un piano sotterrano pieno di lenzuola e luci rosse.

Sognerò il mio profilo da madonna rinascimentale che io così non mi sono mai vista ma un po' ci credo perchè certi volti si deformano visti da vicino, da molto vicino, e spesso perdono le proporzioni a cui ci hanno abituato.

Come un bacio ad uno sconosciuto che da allora in poi non avrà mai più la stessa forma.

Come quando lui ti viene sopra e scopri che le vene sulle tempie lo fanno sembrare diverso e speri solo che non lo facciano sembrare cattivo o arrabbiato. Speri che non cambi ma cambierà.

E l'unico che non cambierà sarà il tuo ragazzo per sempre, perchè lo vuoi così, senza gravità.

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Punti di S-Vista

scritto da violadive il giovedì, 28 febbraio 2008,08:51

Mentre il mio ego sbavava su Amelié Nothomb, alle mie spalle c’erano due ragazzine: tipico esemplare con occhiolani Dior (alias bancarella del marocchino) e braccialetti in plastica bianca.

 

Riporto fedelmente uno stralcio del loro dialogo che ho subito smesso di ascoltare per non profanare la sacralità del momento:

“Ma quella chi è?”

“Una scrittrice”

“Hai mail letto niente di suo?”

“Sì”

“E cosa scrive?”

“Mah, racconti, comunque una cosa è certa, nei suoi libri alla fine ci scappa sempre il morto”

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Il caleidoscopio è un tubo

scritto da violadive il mercoledì, 27 febbraio 2008,08:57


caleidoscopio
Questa creatura è un caleidoscopio.

Da bambina passavo le ore a guardare dentro quel tubo magico.
Ne riemergevo solo quando il senso di nausea diventava intollerabile.
Un vortice di frammenti colorati in movimento: l’ipnosi.

Ciò che lei scrive mi fa lo stesso effetto.
Occhi fissi sulle sue righe, zigzago per strada e sono un gatto incantato.

Lo dicevo che ero soggetta ad ogni forma di dipendenza.
Lo dicevo che in me la parola inizio esclude di principio concetti quali abbandono, arresa, moderarsi o stancarsi.

Sono le 13.30 ed è ieri, anche oggi è ancora ieri, per qualche giorno sarà sempre ieri, almeno finché non avrò elaborato ogni dettaglio.

Sono stretta nel mio cappotto arancione, in compagnia di Zop e gli amici di BooksWebTV.

Il peso di un sacchetto pieno di libri mi taglia la pelle della mano e, come sempre, adoro questa sensazione perchè mi piace zavorrarmi del mio shopping.

Tra non molto la vedrò innalzarsi verso di noi, trasportata dai rulli della scala mobile, si lascerà un po’ sorreggere dall’abbraccio di un uomo e gli farà una carezza dolce prima di staccarsi, e io questo di lei ,prima di adesso, non l’avrei mai detto.

E’ vestita di nero dalla testa ai piedi, guanti senza dita rossi e mani gelide quando stringe appena la mia. La dea non pronuncia il proprio nome ma ascolta il mio e lo ripete. E mi guarda negli occhi.

Ha quel cappello strano e quel rossetto sangue.

Gli occhi continuano a cambiare, sono blu, sono grigi, sono verdi e poi neri.
Ogni sguardo ha il suo colore.

Si adagia delicatissima sulla poltrona di un set appositamente improvvisato nel reparto viaggi della Fnac e attende paziente l’inizio dell’intervita. E mentre la giornalista registra un’introduzione, lei si fa timida. Fa uno sguardo spaesato, come se  all'improvviso desiderasse essere da tutt'altra parte.

Alla prima domanda però s'illumina, le piace raccontarsi e le sue parole sono così perfette in francese che perfino alla traduttrice dispiace parafrasarle.

Immagino sia stanca, la promozione di un libro, i viaggi, rispondere sempre alle stesse domande.
Se anche fosse non lo da a vedere

Sono qui, dietro la telecamera, a due metri da lei e l'ascolto parlare. Penso solo che sono felice, che sarei felice se potessi anche solo vivere un istante nella sua testa.
Io ho amato il film Essere John Malkovich ma quanto ancor di più amerei Essere Amélie Nothomb.

Al pubblico non è permesso restare qui, e salvo pochi curiosi ci sono solo gli addetti ai lavori, le ragazze della Voland ed io. Io che non c’entro nulla e proprio io che alla fine dell’intervista entro nel set e le porgo 4 copie del suo ultimo libro da firmare.

Sorride e mi chiede “Silvia sei tu?”

“Sì”

E mi basta così.

Mi basta così per capire tante cose. Per capire, soprattutto, quante ancora non ne ho capite.

26022008 Nothomb26022008 Nothomb







Foto per gentile concessione di BooksWeb

Un ringraziamento a Zop, che ha pensato a me per questo bel regalo.

Un ringraziamento ad Amélie, per essere così.

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Vacillo per l'emozione

scritto da violadive il martedì, 26 febbraio 2008,14:33
Ragazzi, restate sintonizzati:
sono appena tornata da un incontro con Amelie Nothomb....

ne di eva ne di adamo
I dettagli domani, però intanto ve lo dovevo dire!
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Bionda è bello, giovane è meglio!

scritto da violadive il giovedì, 21 febbraio 2008,11:22
....Mmmmmm....

Premessa

Il 18 marzo ci sarà un convegno a Bologna dove dovremo parlare davanti a una platea di 120 persone e rispondere a delle domande di un giornalista del sole24ore.
Routine per i miei capi.... MA.... nessuno di loro può andarci.

Today

Capo Preferito "Che ne dite? Mandiamo Silvia"
Capo Scassacazzi "Ma se la pappano, è bionda!"
CP "Beh, magari invece il fatto che sia bionda può aiutare, e poi è la più preparata" (n.d.r. io amo quest'uomo)
CS "Preparata è preparata, ma è giovane, manca un po' di autorevolezza"
CP "Mandiamola con un vecchio"
CS "Sì! Mandiamola con MO"
CP "E' deciso, il vecchio MO fa finta di parlare e su tutti gli aspetti tecnici interviene la bionda. Te la senti Silvia?"
IO "Si certo, peccato che sia di martedì, mi tocca saltare la piscina"
CP "Beh, se vuoi puoi prenderti il giorno dopo di ferie"
IO "Andata!"
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